di Graziella Fois (Nuoro)
Nel nostro mondo di povertà tangibili e ricchezze effimere, dove le solitudini vivono accanto ma non si incontrano, nel nostro tempo che corre veloce ma non avanza, di cui il futuro non nutrirà nostalgia, ritrovarsi attorno al focolare della poesia in un angolo di giardino che pareva incantato, ha dato tepore all’anima ormai disincantata.
E come la preghiera acquista forza se recitata da più voci, così, in un’intensa celebrazione di pensieri e parole, testardi, ci siamo uniti nel nome della poesia, sgranando fra le mani il suo rosario, in un coro di voci differenti ed uguali.
In quel giardino c’ero anche io, consapevole di vivere un momento memorabile ed altissimo, in concomitanza con i “centomila”, eletti irriducibili e sognatori che innalzavano il loro inno di indignazione, di ribellione, di anelito di pace, di bisogno di Bene.
Una giornata intera di poesia che, ad occhi estranei e distratti, potrebbe sembrare lunga, è stata necessaria perché ognuno di noi potesse portar via da essa, foss’anche una sola parola, che parlasse alla propria vita. Per me hanno parlato in tanti, ma sopra tutto e tutti, ha parlato una presenza, una voce, fino ad allora sconosciute: nella maestosità e nell’eleganza suprema della lingua sarda, nella semplicità e compostezza disarmanti dei suoi gesti, è arrivato dritto a me e al mio sentire un “bonette” antico e saggio, testimone di anni lontani tristi e bui; continuava a desiderare la pace e ad essa tendeva ogni sua parola, fino al suo spezzarsi per l’emozione: era il segno che la speranza in un mondo diverso non conosce stanchezza, non ha età né cultura, se non quella dell’amore.
La poesia, si sa, regala mille incanti: rende i poeti patrimonio inestimabile di tutti, perché i loro versi, lasciando le loro bocche, non sono solo più i loro, ma di chi, nel tempo, li legge; rende i poeti immortali, tali da avvertire la loro presenza anche nella loro assenza. E presente in quella serata, possente in tutto il suo carisma e la sua grandezza, era tziu Franzischinu Satta, figlio indimenticato nuorese, da cui non può prescindere chi di poesia parla.
La presenza di sua figlia Rosalba, poi, è stato il segno evidente di come la poesia respirata e vissuta, possa essere imparata, ereditata e tramandata superando i confini del tempo e dello spazio.
Graziella Fois
Ecco la prova che la poesia può esprimersi anche in prosa!
Vero Manuela. Proprio così…Un gran bel scrivere : arriva e coinvolge.