Imigraos

di Giovanni Piga (Nuoro)

 

Non luchet prus isteddu
in su chelu ‘e domo
pro dare alenu a s’ànima ‘e su pessu;
in coro unu supeddu
m’est jubilande como
de m’arriscare a facher s’atraessu
de su mare cainu
pro fughire s’ustinu
chi m’an sinnau donnos a revessu;
ca si non fugo, isentu
abbarro in custa terra chen’apentu.

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Plazas de Mayo

di Gianni Mascia (Cagliari)

 

Mariposas vanno per l’aria lievi
spargendo nel vento semi a germinare
sui solchi tracciati dalle storie
di quelle ombre che più non sono.

E danzano nei volti emaciati
delle abuelas di Plaza de Mayo
e danzano come spettri
nell’alito caldo di Maggio,
nell’ansietà di madri di coraggio,
di quelle mogli dell’ardimento
che non dismettono un momento
le foto dei loro martiri, in pianto.

Mariposas vanno per l’aria lievi…

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Gocce di pioggia

di Alessandro Chessa (Nuoro)

Gocce di pioggia su fuoco ardente.
Fumi e vapori
odori, vapori
odori e vapori. Sapori
mirto, rame, agrumi
vita negli occhi, splendida assenza.
Cometa nell’abisso.

Onde che squarciano la sabbia
come silenziose lame sul tenero pane.
Sapore d’orzo
profumo di parole roventi
imprigionate
da un infiammato forno.

Alessandro Chessa

Che occhi avrà

di Gianni Mascia (Cagliari)

 

Che occhi avrà, il futuro, ora?

Ma che occhi avrà, ora, la storia?

Avrà quegli occhi che aveva il vento,

quel vento caldo che dall’Africa saliva

nel canto degli schiavi, nel gospel, nel blues

che dalle navi volava alle stelle

coprendo l’urlo feroce della frusta,

che dalla bocca dei negrieri schioccava

mentre solcava il mare oscuro dell’esilio

all’abbagliare di sole che sorge tra le vele

squarciate ancora da raffiche di morte

mentre risuona il mantra della diaspora.

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