di Gianni Mascia (Cagliari)
Che occhi avrà, il futuro, ora?
Ma che occhi avrà, ora, la storia?
Avrà quegli occhi che aveva il vento,
quel vento caldo che dall’Africa saliva
nel canto degli schiavi, nel gospel, nel blues
che dalle navi volava alle stelle
coprendo l’urlo feroce della frusta,
che dalla bocca dei negrieri schioccava
mentre solcava il mare oscuro dell’esilio
all’abbagliare di sole che sorge tra le vele
squarciate ancora da raffiche di morte
mentre risuona il mantra della diaspora.