Freedom Flotilla

di Gianni Mascia (Cagliari)

 

Andat sulena sa Freedom flottiglia
sul mare che sembra sonnecchiare,
mentras sa luna, sbentiada, bisbiglia
ataviche nenie all’orecchio del mondo.
D’un tratto la notte si squarcia, s’acciglia,
e luce a lampare quiete scompiglia.
Si staglia dal cielo allibito la morte
che scaglia in sembianze di falchi a motore
gli strali appuntiti della tirannia.

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Plazas de Mayo

di Gianni Mascia (Cagliari)

 

Mariposas vanno per l’aria lievi
spargendo nel vento semi a germinare
sui solchi tracciati dalle storie
di quelle ombre che più non sono.

E danzano nei volti emaciati
delle abuelas di Plaza de Mayo
e danzano come spettri
nell’alito caldo di Maggio,
nell’ansietà di madri di coraggio,
di quelle mogli dell’ardimento
che non dismettono un momento
le foto dei loro martiri, in pianto.

Mariposas vanno per l’aria lievi…

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Che occhi avrà

di Gianni Mascia (Cagliari)

 

Che occhi avrà, il futuro, ora?

Ma che occhi avrà, ora, la storia?

Avrà quegli occhi che aveva il vento,

quel vento caldo che dall’Africa saliva

nel canto degli schiavi, nel gospel, nel blues

che dalle navi volava alle stelle

coprendo l’urlo feroce della frusta,

che dalla bocca dei negrieri schioccava

mentre solcava il mare oscuro dell’esilio

all’abbagliare di sole che sorge tra le vele

squarciate ancora da raffiche di morte

mentre risuona il mantra della diaspora.

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Stabat Mater

di Gianni Mascia (Cagliari)

Stava Maria, Mater addolorada, a Gaza.
Tristezza nelle viscere, pietre nel cuore,
nelle penombre di vespro che s’arrossano,
come carne insanguinata, appena martoriata,
nell’ora d’un segno di croce, a denti stretti,
senza preghiere e senza nemmeno un sospiro,
né una stilla d’acqua santa a benedire
l’ultimo momento, l’ultimo canto funebre.
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Sa die ‘e su zudissiu

di Mario Basolu in arte Malam (Nuoro)

Sa die ‘e su zudissiu s’acurziat abbellu abbellu

l’amus iscrittu nois su capitolu ‘e s’ifferru

frammas amus arziau non b’at remediu a custu irballu

gherras nucleares armas droga e dinare

ite amus balanzau dae custu pattu chin su diaule

pezzi birgonzas a su mancu depies ammentare

chi cada cosa torrat in dae secus e a pacare

non bastat una vida a l’aconzare su milleniu

cand’azzes biu su diaule l’azzes dau su benebenniu

azzes mutiu boisi su macchighine a s’appellu

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Utopia

di Luisa Foddai (Arbus)

omaggio a Vittorio Arrigoni

Passi silenti irrompono vili
nella notte della tua Pace.
Grumo nero a violar l’iridato tuo Tempio.
Coperto da drappi scarlatti danzava
il tuo libero piede su palchi polverosi e assettati,
sotto cieli di fango accesi dal brillar
assassino di stelle terrene.

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