Ho lasciato che si parlasse tanto di questo evento straordinario, sui social network, sulle vetrine, sui banconi e sui balconi, alle orecchie, sulle bocche. Sono state ore, minuti e secondi di un’intensità e di una meraviglia ormai inconcepibili, abituati come siamo a guardare la tv e circolare nel traffico come omini senza vita. Sono stati attimi di romanticissima follia, di cui sardi arrivati da tutta l’isola parevano esser caduti preda, con udito e cuore tesi ad un’empatia poetico-teatral-musicale di raro vigore. Molti lo hanno condiviso e diffuso, alcuni gli hanno dedicato riflessioni e articoli, poesie persino, e canzoni.
L’evento simultaneo globale si è svolto in cinquecentocinquanta città del mondo e parlava da sé: la poesia, la forza della bellezza che salva tutti i giorni l’umanità dall’autodistruzione, parlava da sé; ma non è questo il vero motivo per cui come presentatrice quella sera non ho parlato tanto, lasciando all’evolversi della magia tutto lo spazio per realizzarsi; non è questo il vero motivo per cui finora e fino a qui non ho spiegato che cosa realmente questo evento organizzato senza un soldo – in Sardegna, a Nuoro – significasse per me. Era – semplicemente – una motivazione tanto personale quanto appassionata e sentimentale.
